Non le fu permesso di portare con sé né l’album con le sue foto preferite, né la scatola contenente le cose di valore, tra cui la medaglia che aveva vinto nelle Olimpiadi che si erano tenute nella sua città natale, Sarajevo, nell’ormai lontano 1984. Poteva soltanto prendere lo stretto necessario e scappare. Non le avevano detto dove erano diretti, sapeva solo che doveva sbrigarsi. Non era poi cosi importante dove andavano, e anche se lo fosse, cosa cambierebbe? Non aveva l’altra scelta tranne che sbrigarsi, ma non era per niente facile. Non era facile lasciare tutto e partire d’improvviso come se tutti quegli anni di vita, venti due per esattezza, non avessero alcun significato. Sua famiglia almeno aveva la possibilità di andarsene, ma gli altri? Gli altri sarebbero rimasti. Anche Selma voleva restare, ma non gliel’avevano dato quella possibilità. Almeno era riuscita a prendere la medaglia d’argento dalla scatola e a metterla al collo. Era il suo portafortuna di cui avrà bisogno in quella nuova vita che l’aspettava lontano dalla sua Sarajevo. Un giorno sarebbe tornata a casa però ora doveva andarsene, anche se le costava molto.
Non era facile lasciare tutto alle spalle come se non fosse successo nulla, come se non esistesse nulla. Era come se qualcuno avesse cancellato con una gomma magica tutto quello che Selma era, che era il suo passato a cui non aveva più alcun diritto. Non poteva credere che la stupida guerra civile la stesse allontanando dalla città che era il suo centro dell’universo, dal ragazzo che amava con tutta se stessa ma ormai il loro amore non era più possibile. Josip era un nemico, il nemico che le ha spezzato il cuore e le ha causato tanto dolore come nessuno prima. Doveva dimenticarlo al più presto, come doveva dimenticare la loro città, e andare avanti con la propria vita sperando in un futuro migliore che porrà fine all’inferno chiamato guerra. Un bel giorno potrà tornare a casa, ne era convinta.
“Selma, sbrigati per piacere. Si sentono gli aerei di nuovo. Se dovessimo passare ancora una notte così mi verrebbe un attacco cardiaco.”
“Sì, mamma. Sto arrivando.” Prese il vecchio diario che testimoniava l’amore che la legava a Josip e lo mise nella tasca della giacca.
Un giorno sarebbe tornata, quel giorno in cui l’assurda guerra civile avrebbe avuto la fine.





