giovedì 28 luglio 2011

Srećan rođendan, tata!


S  kao sreća jer imam najdivnijeg oca na svetu
R kao radost kada kući stigneš i poljubiš me u letu
E kao emocija koju mi uvek daješ
Ć  kao ćera tvoja tako me oduvek zoveš
A  kao apetit koji imamo oboje prave smo debeljuce
N kao novine u kojima zajedno ispunjavamo ukrštenice.

R kao ranč koji sanjaš da imaš kada odeš u penziju
O kao osmeh tvoj kada kažem da ću ti ispuniti tu želju
Đ  kao đak, dobro dete koje sam uvek bila
E  kao Emina ime koje sam na rođenju dobila
N  kao novac koji  kako mama kaže oboje puno trošimo
D  kao dobrota kojom si me kao malu naučio
A kao amajlija, moje misli koje te uvek prate kada nisi tu
N  kao nostalgija, osećaj da mi fališ  kada si na putu

T  kao tvrdoglavost koja nam je oboma mana
A kao album sa našim porodičnim fotografijama
T  kao najbolji na svetu tata
A kao auto koji sam ti ja odabrala. 

Balkanski virus - šesto poglavlje


Sunce je stidljivo bacalo svoje zrake na prolaznike glavnim beogradskim šetalištem. Ljudi su uživali u prvom, pravom, prolećnom danu. Lepe devojke su se mogle videti na svakom koraku. Deca u pratnji roditelja trčkarala su tamo-amo i ponekad bi se na tren mogli čuti uzvici uplašenih majki koje su ih dozivale. Dan kao stvoren da sprovede svoju brilijantnu ideju u delo. Samo da ga Kaća sasluša, a tome se, posle svega, od srca nadao. Samo da uspe da je nagovori da razgovaraju, da otopi led sa njenog srca koji se stvorio posle sinoćne svađe za koju je sam bio kriv. Ponovo je uspeo da je povredi, po ko zna koji put, samo što ovog puta nije bila spremna da toleriše njegove prevare. Njegove laži. Bio je svestan svega. Svojih grešaka iz kojih nije izvukao nikakvu pouku i svog ponašanja koje je strašno smetalo njegovoj devojci. Odlučio je da se promeni, najviše zbog nje ali i zbog sebe samog.
„Šta hoćeš Maksime? Nemamo više šta da kažemo jedno drugom. Gotovo je. Gotovo!“ Nije mogao da veruje. Nije mogla to da mu uradi, nije mogla da ga ostavi tek tako. Imao je makar pravo da joj objasni.
„Katarina, molim te bar da me saslušaš. Samo toliko.“ Uzalud. Nije htela. Bila je povređena. Do te mere da je odlučila da ga ostavi.
„Znači došli smo do kraja?“ Upita je tužno.
„Izgleda.“ Nije imala snage ni u oči da ga pogleda. Bojala se da se ne predomisli, da u napadu ludila mu ne oprosti i poslednju prevaru. Ne bi bio ni prvi ni poslednji  put. Ovoga puta je skupila hrabrost da prekine. Iako nije bilo lako, iako je bolelo. Iako je malo falilo da ga zagrli i oprosti mu sve. I nije bolelo samo nju.
I Maksim je patio, mada joj se nije tako činilo. Patio i kajao se. Dok je ulazio u tramvaj, pogledao je poslednji put u pravcu u kom se Katarina nalazila. Kao da je više nikad neće videti. 

martedì 26 luglio 2011

Il virus balcanico - quinto capitolo


“Ho fatto un sogno strano, senza alcun senso. E se succedesse qualcosa a Ivan?” Gli disse Marina quando quella mattina era entrato nella cucina. Gli ha versato un po' di caffè nella tazzina mentre continuava a raccontargli il sogno che aveva fatto la notte prima. Anche se voleva ascoltarla, riusciva a beccare soltanto i frammenti di quello che gli stava dicendo. Era tanto preoccupato per Anna. Una settimana si era trasformata in tre, poi in mese e mezzo, e non senza una ragione valida era non soltanto confuso ma anche molto spaventato. Qualcosa non quadrava, lo sentiva, però non sapeva cosa doveva fare, né a chi rivolgerci per avere qualche aiuto. Sua sorella Marina continuava a parlargli della sua preoccupazione per il suo ragazzo Ivan che stava in campo di battaglia e non aveva il coraggio di interromperla.
“Srđan, mi stai ascoltando?” Lo chiese Marina con premura.
“Certo che ti sto ascoltando! Che cosa dicevi?”
“Dimenticalo Srđan, ok? Fammi sapere quando sarai tornato sulla terra.” Gli diede un bacio sulla guancia.
“Vado a fare due passi. Ho bisogno di aria. Se resto a casa ancora per un minuto impazzirò.” Era talmente immerso nei pensieri che riguardavano Anna che non aveva né sentito le parole di Marina, né si era accorto della sua assenza.
Non sapeva proprio come fare a ricuperare la pace interiore che aveva perso da quando Anna se ne era andata. Più pensava della sua sparizione, più era ossessionato con le idee folli che non gli piacevano. Qualcosa non andava. L'impressione che non avrebbe mai più rivisto Anna lo perseguitava ogni giorno e pensava che sarebbe diventato matto se avesse continuato a torturarsi in quella maniera. Sua sorella Marina aveva ragione. Anche lui aveva bisogno di una passeggiata per schiarirsi le idee.

domenica 24 luglio 2011

Gossip girl

Caro diario,

Finalmente weekend! È stata una settimana intensa però bella, a modo suo. A lunedì ho iniziato una nuova avventura della vita, lavorando, anche se in prova per i prossimi due mesi, per una rivista italiana online. Devo ammettere che mi sta piacendo, anche se, per una laureata in scienze diplomatiche, con un master in studi est-europei forse non è il massimo trattare la cronaca leggera. Leggerissima, a dire la verità, ma lì sta il bello o il divertente.  Ma ricominciamo da capo.

Giorno primo, lunedì, il 18 luglio. Si comincia, in allegria.  I Beckam hanno avuto una figlia, Harpen Seven, e la mia capa, Silvia, vuole che me ne occupo io. A prescindere che non sono proprio una esperta in queste cose, preferisco scrivere di cultura, libri e cose del genere.  Ma, non è che posso rifiutarmi a scrivere della nuova arrivata in casa Beckam, no? Così, mi ci metto al pc e vai, a fare gli auguri a David e a Victoria. Con le foto della piccola che non possono mancare. Ed eccolo, il mio primo articolo. Poi, dopo i Beckam, arriva Ligabue, e la notizia della tragedia durante un suo concerto. Muore un giovane fan del grande Luciano, un quasi mio coetaneo. La vita è purtroppo fatta dalle cose belle ma anche di quelle meno belle, tristi ma è sempre la vita che bisogna essere vissuta fino in fondo.

Giorno secondo, martedì, il 19 luglio.  Lavorare da casa ha i suoi pregi. Silvia di solito si connette sul skype alle 10 e si comincia. Mi dice di scegliere l’argomento a piacere. Passo la rassegna stampa del giorno e le propongo, tra l’altro, di scrivere dell’arrivo di Jim Carrey in Italia per presentare il suo nuovo film “I pinguini di Mr. Popper”, che, prevedo, ci farà molto ridere. Mi da l’ok, e mi metto a creare, con le parole, il nuovo articolo. Poi, mi dice Silvia di scegliere una delle rubriche al piacere, e scelgo quella di viaggi. Le chiedo spudoratamente, forse non dovrei ma provo lo stesso, se posso scrivere della mia Belgrado come destinazione. Lei è d’accordo e io, tutta sorridente e felice, mi metto all’opera. Il risultato è questo. Che ve ne pare? Per finire la giornata di lavoro, ci pensa la Jennifer Lopez, che ha una nuova fiamma, e le dedico articolo. Questo. Non è che diventerò un’esperta di gossip se continuo così?

Giorno terzo, mercoledì, il 20 luglio. La mia capa dice che è giunta l’ora di scrivere qualcosa di più impegnativo. Evviva, finalmente, esclamo con gioia! Mi dice di scegliere un argomento che potrebbe andare bene per la rubrica “Che mamma”. Come esempio mi da la preparazione al parto e così, un po’ impaurita e inesperta nel settore, chiedo aiuto ad un’amica incinta. Le faccio mille domande, alle quali poverina è costretta a rispondere, e mi metto a scrivere questo articolo impegnativo. Purtroppo non l’ha ancora pubblicato. Mi sa che come autrice dei testi dedicati alle mamme non sono andata proprio bene. Andrà meglio la prossima volta.

Giorno quarto, giovedì, il 21 luglio. Silvia mi chiede di scrivere un testo sulla moglie di Murdoch, la cinesina diventata famosa nel suo paese per aver difeso il famoso marito. E poi, mi lascia sola per tutto il giorno, a scegliere cosa voglio scrivere. Il testo sulla lady finanza lo pubblica un collega, che dimentica di firmarmi, ma io poi scrivo altri due. Di solito, la norma è così, devo scrivere 4-5 articoli al giorno. Solo uno vedrà il sole del giorno, quello su sulla lady puzza, cara Britney Spears, uscito ieri. Questo.

Giorno quinto, venerdì, il 21 luglio. Passando la stampa del giorno, fu colpita da una cosa. Il famoso gioca jouer, che ho scoperto vivendo qui in Italia, del celebre Claudio Cecchetto, ha compito 30 anni. Dopo l’ok di Silvia, mi misi a divertire, scrivendo questo articolo, proprio ascoltando la famosa canzonetta.  Poi passai al gossip del giorno. Il famoso calciatore Pipo Inzaghi e la valletta Alessia Ventura si sono, a quanto pare, rimessi insieme. Così nacque articolo pubblicato ieri.

Non so cosa mi porterà la nuova settimana. La mia unica preoccupazione è che io possa diventare, col passare del tempo, uguale ad Alfonso Signorini. Che paura!

Buona domenica a tutti!

giovedì 21 luglio 2011

Balkanski virus - peto poglavlje


„Sanjala sam čudan san, bez ikakvog smisla. A da se Ivanu ne desi nešto?“ Rekla mu je Marina kad je tog jutra ušao u kuhinju. Sipala mu je kafu i počela da mu priča svoj san od prethodne noći. Iako je svim srcem želeo da je sasluša, hvatao je samo pojedine delove. Bio je zabrinut za Anu. Nedelju dana se pretvorilo u tri, pa u mesec i po, i bio je strašno, ne samo zbunjen, nego i uplašen. Nešto nije bilo u redu, to je osećao, ali nije znao šta da radi. Ni  kome da se obrati za pomoć. A njegova sestra Marina je nastavljala da mu priča o svojoj zabrinutosti za njenog dečka Ivana koji je bio na ratištu i nije imao srca da je prekine u njenom detaljnom izlaganju.
„Srđane, slušaš li ti mene uopšte?“ Upita ga Marina zabrinuto.
„Slušam, naravno da te slušam. Šta si ono rekla?“
„Zaboravi Srđane, nije važno. Javi mi kad se budeš spustio na zemlju.“ Poljubi ga u obraz.
„Idem malko da se prošetam. Potreban mi je vazduh inače ću da poludim ako ostanem ovde još minut. Vratiću se najkasnije do večere.“ Bio je toliko preokupiran Anom da je nije čuo, niti je primetio kad je izašla.
Nije znao kuda da ide ni kako da povrati mir koji je izgubio od Aninog odlaska. I sve što je više mislio o njenom nestanku, sve je više bio opsednut suludim idejama koje mu se nisu nimalo sviđale. Nešto nije bilo u redu, utisak da Anu više nikada neće videti pratio ga je iz dana u dan, i mislio je da će totalno da izludi ako tako nastavi. Možda je Marina bila u pravu. I njemu je bila potrebna šetnja, malo svežeg vazduha u nadi da će uspeti da donekle sredi svoje konfuzne misli.


martedì 19 luglio 2011

Il virus balcanico - quarto capitolo

Il dottore era soddisfatto dei progressi che aveva fatto e glielo aveva sottolineato per l'ennesima volta mentre lasciava il suo ambulatorio. Vidosava non era proprio soddisfatta ma neanche messa tanto male per lamentarsi. Il dottore le aveva salvato la vita. Poteva finire anche peggio però quello che era successo era soltanto un avvertimento prima di ricevere l'ultima telefonata le disse scherzando. Lei non era contenta però non aveva neanche tanta scelta. Poteva o vivere o morire, nonostante suonasse crudele. Aveva scelto, l'avevano fatto gli altri per lei a dire la verità, la vita. La vita senza il suo figlio prediletto ed adorato di cui sentiva tanta mancanza e di cui scelta non condivideva, né gli avrebbe perdonato finché sarà viva per averla abbandonata andandosi in stupida guerra. La vita con lei, unica e diversa, più forte di Vidosava stessa e con un carattere determinato e decisivo che aveva ereditato dal padre e alla quale non aveva mai detto quanto bene le voleva. La vita con lui per cui aveva lasciato tutto e per la colpa di cui erano rimasti irrealizzabili  tutti i suoi sogni. Per compiacergli si era trasformata in una perfetta donna di casa che per anni si occupava solo di lui e di loro figli e aveva completamente trascurato sé stessa ma non le dispiaceva. Vidosava era felice e contenta della vita che faceva fino alla dissoluzione della sua Patria ma da allora troppe cose erano cambiate.
La Slovenia e la Croazia, due ex repubbliche iugoslave, avevano proclamato l'indipendenza. La guerra civile era soltanto all'inizio. Dražen aveva lasciato Sonia ed era partito per Zagabria con i suoi. Darko aveva deciso di andare in guerra come volontario e chi sapeva se era vivo e dove si trovava. Poi, si è ammalata gravemente, ha avuto l'infarto ed è stata per settimane in ospedale dove i medici lottavano per salvarle la vita. L'unico pregio di tutta la situazione era che finalmente la loro famiglia si era in qualche modo riunita. Tutto quell'amore tra suo marito e la figlia Vidosava non aveva mai visto per tutti gli anni del loro matrimonio. Da quando era tornata dall'ospedale si comportavano strano. Erano premurosi con lei e gentili, anche se in una maniera eccessiva, l'uno con l'altra. Proprio loro due che non facevano che litigare dalla mattina alla sera. Suo marito Miroslav aveva sempre cercato di influenzare la vita di loro figli però senza un esito positivo per fortuna. Darko e Sonia dall'altro lato erano troppo testardi, l'avevano preso dalla madre diceva Miroslav, e facevano sempre quello che volevano. Nonostante non avessero un buon rapporto, Vidosava sapeva che suo marito voleva bene ai loro figli solo che non sapeva come mostrarglielo. E pure loro gli volevano bene, anche se non glielo avevano mai detto. In fondo, tutto sommato, erano una famiglia felice. Magari non tanto felice quanto lo erano quando Darko era con loro, però si volevano bene lo stesso. E proprio per loro, per sua famiglia, Vidosava avrebbe continuato di vivere. E chissà, un giorno magari anche Darko tornerà, e allora sì che saranno una famiglia unita e felice. Vidosava non ne dubitava.

domenica 17 luglio 2011

The new start: Wish me luck!

Dear diary,

It was such a lovely, relaxing weekend. As usual. I simply love to spend time with my family. My mum and dad are the most important people in my life. And then there are my close friends who are always present no matter there is a huge distance between us. My very precious friends from the high school and university period that I love so much and I could not imagine my life without them and their constant moral support. They are always there, by my side, in bad and good moments. I will always be grateful to life and God for putting all of them on my road.

Tomorrow is the big day. I’m starting my trial period at one Italian online magazine called “Che donna”, which will last for the following two months. I’m quite excited about it, that Piermario said that it could be noticed even in the air. I spoke tonight with him and Liliana, one of my best high school girl friends, and they both, as usual,  helped me to feel calm before the great day. As it did Pinar, my Turkish friend who says that I’ll be the future CNN reporter. She has just wished me luck via twitter.

I don’t remember when I went to bed for the last time at 22h. But there’s the first time for everything. Mario thinks that it’s impossible, knowing me, but I decided to put some rules in my life. That I might break soon but it’s cool to have some.  The important thing is that I’m happy.. that this journalism thing is not just a hobby. If there was no for Wannabe magazine and the opportunity I got in the last October, I would have never realized what I want from my current life.  The other important thing is that I got this new life opportunity.

Wish me luck for tomorrow!

Good night world!
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